venerdì 24 giugno 2011

Il camaleonte

C’era una volta un camaleonte che non voleva essere un camaleonte.
Avrebbe desiderato essere qualsiasi altra cosa, ma non un camaleonte.
Una volta, disteso a pancia all’aria su di un albero, mentre pensava alla sua triste condizione di camaleonte,  fu distratto da qualcosa che roteava nell’immensità del cielo.
“E’ un Aquila!” gli disse qualcuno.
In quel momento, più di qualsiasi altra cosa, desiderò profondamente essere quell’Aquila.
Desiderò con tutto se stesso di potersi librare nel più alto dei cieli: da lassù avrebbe potuto guardare tutto e tutti: allora sì che sarebbe stato felice...
Ma il suo desiderio fu in parte realizzato: divenne celeste come il cielo.
Quando poi si ritrovò a passeggiare nel fitto di una foresta, mentre cercava di capire il perchè era nato proprio camaleonte, si bloccò di fronte ad una grande massa nera in cui lucevano due piccolissimi fari verdi.
“E’ una pantera!” gli disse qualcun altro.
Allora desiderò con tutto se stesso di poter sollevare le sue zampe e correre, correre, correre.
Via. Veloce. Lontano. Verso destinazioni ignote e misteriose: allora sì che sarebbe stato felice...
Ma anche quella volta il suo desiderio si realizzò solo in  parte: divenne nero, più nero della notte.
Quando, invece, fece visita al mare, avrebbe desiderato essere più di qualsiasi altra cosa un pesce per scoprire gli abissi inesplorati.
Divenne blu oceano.
Giunse ad una triste conclusione: non c’era niente da fare: purtroppo non poteva essere, e non sarebbe mai stato, qualsiasi altra cosa. Poteva essere, e sarebbe per sempre stato, un camaleonte. Solo un triste camaleonte che non voleva essere un camaleonte dai mille colori.
“Che rottura!” pensò.

“Che figata!” disse la donna che lo reggeva tra le braccia.
A quella donna le avevano regalato quel camaleonte che non voleva essere un camaleonte e che non si era nemmeno preoccupato di mimetizzarsi per non farsi riconoscere: non gli importava nulla: sapeva che non sarebbe cambiato nulla. A parte il colore della sua pelle.
“Adoro i camaleonti! Hanno questa straordinaria capacità di cambiare colore a seconda della situazione in cui si trovano: è incredibile come riescano ad adattarsi agli ambienti più disparati. Se fossi un animale vorrei essere di sicuro un camaleonte!
C’è un pericolo? Loro lo valutano e lo affrontano cambiando colore!
E se si ripresenta?! Voilà: ricordano il colore da indossare.
Loro sì che sanno affrontare la vita: semplicemente ci colorano su.”

Quel camaleonte, che non voleva essere un camaleonte, divenne rosso per la timidezza.
Poi giallo per la gioia.
Poi arancione come il vestito della donna.
Poi lillà come le pareti della casa.
Da allora non smise più di colorare e divenne un camaleonte strafelice di essere un camaleonte.